Quell’indifesa parte di noi che indossiamo davanti al mondo e che cambiamo allo stesso modo di un abito, adattandola al pubblico od alla situazione che ci circonda.
Quella parte che, nonostante non sia mai la medesima per piu’ di una manciata di secondi, continua imperterrita a chiamare se stessa “io”, come fosse un tutt’uno.
Basta un soffio, un nulla, una parola filtrata dalla nostra interpretazione al punto da stravolgerne l’intento con cui era stata originariamente pronunciata, per farci sentire la sensazione di un pugno nello stomaco.
Una stretta al basso ventre ed un immediato turbinare di pensieri: “ma come si permette!”, “Lei non sa chi sono io!”, “Adesso gli mostro di che pasta sono fatto!”, “Costui non ha nessuna considerazione di me!”… etc. etc.
Ancora una volta l’Ego, offeso, si chiama “io”.
Nessuna distanza, nessuna difesa, difficile prendersi il tempo necessario a schivare l’eventuale colpo, vediamo una mano protendersi verso il nostro volto e nell’immediato: reagiamo.
Poco importa se quella mano protesa sarebbe potuta divenire una carezza, non gliene abbiamo lasciato il tempo.
L’Ego e’ cosi debole, indifeso e volubile che, vedendola arrivare, si aspetta sempre un sonoro ceffone.
La realta’ e’ che l’Ego e’ solo un costrutto, non ha una sede, non ha una vera identita’; la materia di cui e’ composto e’ finzione, un’insieme di risposte, abitudini e pensieri che abbiamo imparato e che, posti in una situazione conosciuta, tiriamo fuori dal cilindro come per magia.
Basta osservare noi stessi in una circostanza imbarazzante, una di quelle in cui non sappiamo quale risposta tirar fuori dal nostro cilindro.
Ecco, in quel momento, in quell’istante di puro imbarazzo, potremmo scorgere qualcosa su cio’ che realmente siamo, dietro le mille maschere della nostra mutevole personalita’.
Un essere spaesato, che abita in un corpo che scarsamente conosce, con un’infinita’ di strumenti a sua disposizione che non sa come usare.
Ed invece veniamo educati ad avere sempre delle risposte, cosi’, anche in questo frangente, finiamo per tentare di riportare la situazione circostante all’interno di un qualche schema conosciuto, in modo da riprendere il “controllo” ed avere una o piu’ risposte da fornire.
In modo da riappacificare il nostro Ego, troppo scomodo nella sensazione del “non sapere”.
Come se cio’ non bastasse, trovandoci in una societa’ costruita dall’Ego e sull’Ego, maggiori sono le risposte che dimostriamo di saper fornire nelle piu’ disparate circostanze e maggiore e’ la “considerazione” che ci viene data o, peggio, che ci aspettiamo dagli altri.
Ancora una volta, come per la mente, l’Ego e’ uno strumento al nostro servizio e come tale andrebbe utilizzato.
Ben venga quindi imparare sempre nuove “risposte”, magari mettendosi consapevolmente in situazioni non abituali, utilizzando il nostro imbarazzo come metro di valutazione direttamente proporzionale all’utilita’ di cio’ che stiamo sperimentando.
Senza pero’ sviluppare l’attaccamento alla considerazione da parte degli altri ed ancora piu’ importante, senza identificare noi stessi con l’insieme delle risposte che il nostro Ego, la nostra personalita’, ha imparato.
Non siamo “noi”, sono memorie, spesso neppure cercate consapevolmente, non ha senso accanirsi in loro difesa, il loro valore e’ “apparente”.
Potremmo perderle tutte, senza con cio’ venir realmente sminuiti in quanto esseri umani.
Una volta realizzato di essere una creatura spaesata, che non si conosce e che spesso difende delle memorie o delle idee come se fossero la sua reale identita’, una volta compresa dentro di se’ la sconosciuta immensita’ che soggiace dietro le maschere dell’Ego, allora, e solo allora, un essere umano cessera’ di “difendersi” dagli altri ed iniziera’ ad osservare e conoscere se stesso, un passo dietro l’altro.
In tutto cio’ che ci accade e’ possibile trovare un insegnamento, un nuovo modo di vedere le cose od una maggiore consapevolezza di noi stessi.
Sta a noi scegliere se lasciar “reagire” automaticamente il nostro Ego, oppure prendere quella distanza sufficiente a permetterci di “agire” in modo consapevole.
Buon cammino.